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Sono nato e cresciuto in strada, tra la gente. Come me quelli della mia generazione sono diventati uomini per strada: questo è il luogo in cui si giocava, si creavano relazioni, nascevano amicizie e scontri. Quando sei un ragazzo, la strada ti si apre davanti, e tu devi imparare a distinguere quella buona da quella cattiva, impari a comprenderne le leggi, le regole, impari che qui si riversano le vite reali, affannate, qui migliaia di vissuti che si mescolano e che formano quel formicaio instancabile del quale ho sempre amato far parte.

La strada è stata la mia palestra di vita, ogni giorno esco di casa, vado al bar per un caffè, faccio la spesa, compro la frutta, vado dal salumiere di fiducia, dal solito barbiere, alla posta e in banca. Ho preferito vivere di persona ogni gesto quotidiano, perché io la strada voglio godermela, voglio incontrare quei volti conosciuti e familiari e voglio scoprirne di nuovi.

La politica fa parte della mia quotidianità, e come tale va vissuta lì dove mi conoscono come Marco, senza titoli, senza cognome, dove le persone hanno realmente bisogno di sentire la presenza di qualcuno pronto ad ascoltarne i bisogni e a tendergli una mano.

Sono stato abituato a fare tutto nella vita, non solo il politico. Io sono Marco, uno come tanti, una persona semplice, che vive di politica semplice.

Basta seguire la strada e, prima o poi, si fa il giro del mondo e ciò che bisogna fare, oltre che camminare, è seminare, per bene, con passione e convinzione per chi dopo dovrà raccogliere i frutti del mio passaggio.

Il mio cuore è la strada, la mia casa è la strada e la mia Camera, è il caso di dirlo, è la strada e lo sarà sempre.